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"(...) La creatività costituisce il livello più alto della qualità e dell'efficienza della persona umana e, per questo, solo ad essa si può affidare la complessa ed impegnativa gestione della vita, dell'ambiente in cui essa è collocata e delle relazioni che tra l'una e l'altro si stabiliscono. La creatività non è conoscenza passiva, ma utilizzazione delle conoscenze per elaborare qualcosa di nuovo e di migliore. Bisogna rompere la crosta delle abitudini, scagionarsi dai condizionamenti dell'assuefazione, aprire nuovi orizzonti ai voli della fantasia, per andare verso mondi nuovi (...). "La nostra vita si sta impoverendo anche emotivamente perchè abbiamo sempre meno occasioni per assaporare il senso della meraviglia. Senza l'emozione del bello si esaspera, purtroppo, la rigidità di una razionalità lineare e, perciò, ripetitiva, scontata. Infatti oggi non è facile educare al senso della contemplazione negli orizzonti schermati della metropoli. Il cemento ha sopraffatto il verde, la velocità dei movimenti ha eliminato dagli spazi che di solito occupiamo. (...) L'uomo tecnologico ha un immaginario ridotto, perché invece di collegarlo con la sua fonte naturale, che è la creatività umana, lo ha rinchiuso nello spazio limitato delle possibilità proprie della tecnica. Ed ecco il frenetico ricorso compensatorio ai surrogati della creatività. La droga, la devianza, le sterili proteste, il rifiuto della vita, le varie disneyland, le discoteche, i numerosi pub, la ricerca ossessiva di luoghi di divertimento passivo e ripetitivo sono tutti segni della crisi ecologica della mente (...)". "(...) Istintivamente noi amiamo noi stessi, ma è importante sapere se ognuno di noi è un'isola ed il punto iniziale e terminale della dinamica dei bisogni e delle proprie motivazioni, oppure se ci percepiamo, così come veramente siamo, soggetti intensamente relazionali; soggetti di mediazione, di interdipendenza e di solidarietà. Ed è importante valutare tutto ciò non come optional dell'esistenza o come sentimenti di personale liberalità, ma come bisogni e consapevolezza essenziali e funzionali di ogni persona. (...) Ogni relazione rotta, negata o, comunque, mancata provoca blocchi, schiavitù, mancanza di libertà e di creatività. Si tratta di operare dentro di noi una vera e propria catarsi, per riattivare i sensori che possono reagire positivamente all'accoglienza dei doni proposti dalla natura La natura è amabile, è stupenda, non si cattura ma si lascia assorbire, per diventare la nostra pienezza e prezioso materiale da offrire al prodigio della nostra creatività (...)". |
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